Enoturismo: è legge

“Sono considerate enoturistiche tutte le attività formative e informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino”.
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Dopo un anno di lavori e modifiche è legge l’enoturismo,  che regolarizza e codifica l’accoglienza in cantina completando così qull’importante percorso del ministro Gian Marco Centinaio iniziato con l’accorpamento del ministero del Turismo con quello delle Politiche Agricole. Cambia così completamente lo “status quo” delle cose nel Turismo del Vino, il passato ci teneva inchiodati ad una zona d’ombra,  nella quale la qualità del prodotto servizio di alcuni non era evidenziata ed e invece permetteva ad altri di improvvisare con prodotti (turistici) di basso livello; tutto ciò contribuiva in modo importante al far si che il comparto del Turismo Eno Gastronomico non fosse competitivo nel mercato. Certo questa legge non ci rende tutti belli bravi e competitivi ma sicuramente fissa dei punti standard che in primo luogo riconoscono una attività svolta ed in seconda ne regolamenta i requisiti e le modalità per svolgerla.


 

Alcune delle cantine abruzzesi che puoi visitare con noi!


 

Recità cosi il primo articolo: “Sono considerate enoturistiche tutte le attività formative e informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino”.

La cosa più importante che si afferma  nel decreto, è che le visite (turismo) in cantina finalmente vengono equiparate alle attività agrituristiche, non solo dal punto di vista legislativo ma anche da quello fiscale; il punto fondamentale per le cantine è che potranno inserire nei propi bilanci le spese e gli incassi derivanti dall’attività turistica. Paradossale era la situazione precedente al decreto, nella quale la cantina non poteva fatturare la visita in cantina o l’esperienza in vigna; ma non solo, non poteva neanche per la degustazione in quanto poteva si vendere la bottiglia ma non somministrarne il contenuto se non in possesso di licenza, ad esempio di bar o wine bar, ristorante ecc.



Nel decreto vengono fissate le linee guida e gli indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica:

  • apertura settimanale o stagionale per almeno 3 giorni;
  • l’uso di strumenti di prenotazione;
  • la presenza di cartelli da affiggere con le informative relative all’accoglienza;
  • la presenza di una pagina web aziendale;
  • l’uso di calici di vetro per le degustazioni;
  • la preparazione del personale addetto all’accoglienza (che può essere costituito dal titolare dell’azienda o dai familiari, dai dipendenti dell’azienda o da collaboratori esterni).

Le attività che rientrano nel termine enoturismo, sono così elencate:

  • visite guidate nei vigneti
  • visite nei luoghi di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, della storia e della pratica vitivinicola ed enologica
  • iniziative di carattere didattico, culturale e ricreativo svolto nell’ambito delle cantine e dei vigneti, ivi compresa la vendemmia didattica
  • attività di degustazione delle produzioni vitivinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, da intendersi quali prodotti agroalimentari freddi, anche manipolati e trasformati dall’azienda stessa e pronti per il consumo (escludendo così le attività di servizio ristorazione)

In conclusione con possiamo che commentare positivamente un decreto che regolarizza delle attività sempre più importanti e presenti nelle aziende vitivinicole, ed al tempo stesso codifica  e qualifica le stesse attività come garanzia per il consumatore.

Gustabruzzo


 

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